Scherpada
La cucina di Santo Stefano di Magra, conosciuta in dialetto come Cusina d’Sa’Steu, è il frutto di secoli di vita contadina e di scambi lungo la Via Francigena, che attraversava il borgo portando con sé mercanti, pellegrini e culture diverse. È una cucina fatta di ingredienti semplici e genuini, cresciuti nei campi e negli orti della Val di Magra, trasformati con sapienza in piatti che oggi rappresentano un vero patrimonio collettivo.
Ogni ricetta è una piccola storia: racconta il lavoro nei campi, le stagioni che scandivano il raccolto, le feste popolari che univano famiglie e comunità. Non si tratta soltanto di cibo, ma di identità e memoria, che ancora oggi si ritrovano nelle sagre, nelle cucine di casa e nei ristoranti locali.
La Scherpada, piatto simbolo del borgo di Ponzano Superiore, le antiche preparazioni come Testaroli e Panigacci, le torte di verdura stagionali, i dolci legati alle feste come la spongata o le frittelle di riso: ogni portata è parte di una tradizione viva che continua a essere tramandata.
Accanto a questi piatti, il vino dei Colli di Luni DOC e l’olio extravergine d’oliva delle colline circostanti completano l’esperienza gastronomica, dando carattere e profumo a ogni assaggio.
La Cusina d’Sa’Steu è dunque molto più di un ricettario: è un modo di stare insieme. È il sapore della Scherpada preparata collettivamente per la sagra, dei Panigacci condivisi attorno a una tavola di legno, del vino versato durante le feste patronali.
Un’eredità viva, che appartiene agli abitanti di Santo Stefano e che si offre ai visitatori come parte essenziale dell’ospitalità del territorio.
La Scherpada – la torta simbolo di Santo Stefano di Magra
La Scherpada (o “scarpazza”) è il piatto più rappresentativo della tradizione gastronomica di Santo Stefano di Magra, in particolare della frazione di Ponzano Superiore, La Scherpada (o “scarpazza”), piatto tipico di Ponzano Superiore, è il piatto più rappresentativo della tradizione gastronomica Santostefanese. Ogni estate viene celebrata con una sagra che richiama centinaia di visitatori a Ponzano Superiore. È una torta salata antica, legata alla cucina contadina, nata per valorizzare le verdure spontanee raccolte lungo i campi e le scarpate (da cui il nome).
Oggi la Scherpada è molto più di una ricetta: è un simbolo identitario, un filo che lega generazioni di famiglie e che racconta, attraverso il cibo, la storia del territorio.
Ingredienti tradizionali (per una teglia da 30–32 cm)
- 400 g di farina 0
- 200 ml circa di acqua
- 2 cucchiai di olio extravergine d’oliva
- un pizzico di sale
Per il ripieno:
- 1 kg di bietole o erbette (a volte arricchite con borragine, cavolo o spinaci)
- 500 g di zucca (in alternativa zucchine, a seconda della stagione)
- 2–3 cipollotti o porri
- 200 g di mollica di pane raffermo, ammollata e ben strizzata
- 200 g tra pecorino e parmigiano grattugiati
- 2 uova (nelle versioni più ricche)
- olio extravergine d’oliva, sale e pepe q.b.
Preparazione passo passo
- La sfoglia – si prepara la cosiddetta pasta matta, impastando farina, acqua, olio e sale fino a ottenere una pasta liscia ed elastica. Dopo un riposo di mezz’ora, l’impasto viene steso in due dischi sottili.
- Le verdure – le bietole e la zucca vengono sbollentate, scolate molto bene e tritate al coltello. In una padella, si fanno appassire porri o cipollotti con un filo d’olio, quindi si uniscono le verdure per asciugarne l’acqua residua.
- Il ripieno – alle verdure si aggiungono la mollica di pane strizzata, i formaggi, un filo d’olio, sale e pepe. In alcune versioni si incorporano anche uova per rendere il composto più compatto.
- Assemblaggio – il primo disco di sfoglia viene adagiato in una teglia unta. Si versa il ripieno e lo si livella, poi si copre con il secondo disco, sigillando bene i bordi. Si praticano alcuni forellini sulla superficie con la forchetta.
- Cottura – la torta si inforna a 200°C per circa 40–45 minuti, fino a doratura della sfoglia. In passato la cottura avveniva nel camino o nei forni a legna, da cui derivava il caratteristico profumo affumicato.
Un piatto di comunità
La Scherpada è un piatto povero nei suoi ingredienti, ma ricchissimo di significato. Nasce dalla necessità di usare ciò che la campagna offriva in ogni stagione e dalla creatività delle massaie, capaci di trasformare verdure semplici in un piatto unico e saporito.
Ancora oggi, a Santo Stefano, la Scherpada non è solo un cibo da gustare: è un patrimonio condiviso, il cuore di una festa che ogni anno riunisce la comunità e invita i visitatori a scoprire i sapori autentici della Cusina d’Sa’Steu.
Testaroli – la pasta antica della Lunigiana

Origine e presenza a Santo Stefano di Magra
I Testaroli sono un piatto di antichissima origine, considerati tra i formati di pasta più antichi d’Italia. Nascono in Lunigiana, ma da secoli sono diffusi anche nella Val di Magra e a Santo Stefano, grazie alla vicinanza geografica e agli scambi lungo la Via Francigena. La loro particolarità è la cottura: non vengono lessati come la pasta tradizionale, ma si preparano come grandi crêpes di farina e acqua, successivamente scottate in acqua bollente e condite.
Ingredienti (per 4 persone)
- 300 g di farina tipo 00
- 700 ml circa di acqua tiepida
- un pizzico di sale
Per condire:
- Olio extravergine d’oliva, formaggio grattugiato (parmigiano o pecorino)
- In alternativa: pesto alla genovese o sughi leggeri di verdure
Procedimento
- La pastella – Setacciare la farina in una ciotola, aggiungere il sale e versare l’acqua poco alla volta, mescolando con una frusta fino a ottenere una pastella liscia e priva di grumi. Lasciare riposare 30 minuti.
- La cottura dei dischi – Scaldare un testo in ghisa o una padella antiaderente ben calda, unta leggermente. Versare un mestolo di pastella e stenderla in modo uniforme. Cuocere 2–3 minuti per lato, fino a formare dischi spessi circa 3–5 mm.
- Il taglio – Lasciar raffreddare i dischi, poi tagliarli a losanghe o rombi di circa 5 cm di lato.
- La scottatura – Portare a ebollizione abbondante acqua salata, immergere i testaroli per 1–2 minuti, quindi scolarli con delicatezza.
- Il condimento – Servire subito conditi con olio extravergine e formaggio, oppure con pesto o altri sughi semplici.
Note e varianti
- Tradizionalmente venivano cotti su testi di terracotta o ghisa, con due piastre sovrapposte.
- In alcune famiglie si usa farina di farro o miscele di farine, che rendono l’impasto più rustico.
- Il condimento varia con le stagioni: in estate con pesto e basilico fresco, in autunno con funghi o sughi leggeri di verdure.
- I testaroli cotti si conservano in frigorifero per 1–2 giorni, ma danno il meglio gustati appena preparati.
Panigacci – il sapore della tradizione cotta nel testo

I Panigacci sono una delle ricette più identitarie della Lunigiana e della Val di Magra. Nati a Podenzana, hanno conquistato rapidamente i paesi vicini – tra cui Santo Stefano di Magra – grazie alla loro semplicità e bontà. Un tempo rappresentavano un pasto povero, cotto nei testi di terracotta direttamente sulla brace. Oggi sono una vera specialità gastronomica, servita nelle sagre e nei ristoranti tipici del territorio.
Ingredienti (per 4 persone)
- 500 g di farina tipo 00
- 700 ml circa di acqua
- un pizzico di sale
Per accompagnare:
- salumi e formaggi locali (pecorino, stracchino, gorgonzola)
- pesto, funghi trifolati o sughi leggeri
Procedimento
- Preparazione della pastella – Mescolare la farina con il sale, aggiungendo l’acqua poco alla volta, fino a ottenere una pastella fluida ma consistente.
- Cottura nei testi – Scaldare i testi di terracotta o ghisa sulla brace o su una piastra molto calda. Versare un mestolino di impasto in ciascun testo, coprirlo con un altro testo rovente e lasciar cuocere pochi minuti per lato.
- Servizio – I panigacci possono essere gustati in due modi:
- “Secchi”, appena tolti dal fuoco, ancora caldi e fragranti, accompagnati da salumi e formaggi.
- “Bolliti”, tagliati a spicchi, lessati rapidamente in acqua salata e conditi con pesto, sughi di funghi o semplicemente con olio e parmigiano.
Note e varianti
- La cottura nei testi è fondamentale: è ciò che conferisce ai panigacci il tipico profumo affumicato e la consistenza unica.
- Nei forni moderni si possono usare anche padelle antiaderenti, ma l’effetto non sarà lo stesso.
- Sono spesso protagonisti delle sagre locali e vengono serviti in abbinamento ai vini della Val di Magra.
- La tradizione vuole che siano consumati in compagnia, con grandi tavolate conviviali.
Torte d’erbi

Le torte d’erbi sono una delle espressioni più autentiche della cucina ligure e della Val di Magra. A Santo Stefano di Magra, così come nei borghi circostanti, ogni famiglia aveva la propria ricetta tramandata, che variava in base alla stagione e agli ingredienti disponibili. Erano piatti poveri ma nutrienti, preparati con le verdure raccolte negli orti o nelle scarpate (da qui il termine dialettale “erbi”), insaporiti da erbe aromatiche e custoditi in un guscio di pasta sottile.
La Scherpada di Ponzano Superiore è la più celebre, ma non è l’unica: a seconda dei mesi dell’anno, sulle tavole comparivano versioni diverse, ciascuna con un carattere unico.
Ingredienti di base
- Pasta matta (acqua, farina, olio e sale)
- Verdure di stagione (bietole, spinaci, zucchine, zucca, cipolle, carciofi, erbette spontanee)
- Erbe aromatiche fresche (maggiorana, prezzemolo, basilico)
- Formaggi locali (ricotta, prescinseua o parmigiano grattugiato)
- Olio extravergine d’oliva della Val di Magra
Alcune varianti stagionali
- Autunno: torta di zucca e cipolle, dal gusto dolce e avvolgente.
- Primavera: torta di carciofi, regina delle verdure di stagione.
- Estate: torta di zucchine e maggiorana, fresca e profumata.
- Inverno: torta di bietole o spinaci, arricchita da ricotta e parmigiano.
Procedimento (schema tradizionale)
- La pasta – Preparare un impasto semplice con farina, acqua, olio e sale. Tirarlo sottilissimo.
- Il ripieno – Cuocere le verdure scelte (lessate o saltate), tritarle e mescolarle con formaggi ed erbe aromatiche.
- La farcitura – Stendere la sfoglia, adagiare il ripieno, coprire con un altro strato di pasta e sigillare i bordi.
- La cottura – Infornare a 180–200°C fino a doratura, spennellando con olio per rendere la superficie croccante.
Le torte d’erbi non erano solo un cibo quotidiano, ma anche protagoniste di feste e sagre, cucinate in grandi quantità per condividere la fatica e la convivialità. Oggi rappresentano un legame diretto con le radici contadine di Santo Stefano di Magra e sono ancora molto amate dai visitatori che cercano i sapori genuini della tradizione.
Frittelle di riso

Le frittelle di riso sono un dolce semplice e genuino, legato alla tradizione carnevalesca della Val di Magra e diffuso in tutto il territorio ligure-toscano. A Santo Stefano di Magra venivano preparate dalle famiglie nei giorni di festa, quando le cucine si riempivano del profumo dell’olio e del riso dolce. Morbide dentro e dorate fuori, rappresentano ancora oggi un dolcetto amato da grandi e bambini.
Ingredienti (per circa 25 frittelle)
- 200 g di riso
- 500 ml di latte intero
- 50 g di zucchero
- scorza grattugiata di 1 limone (non trattato)
- 1 pizzico di sale
- 2 uova
- 50 g di farina
- ½ bustina di lievito per dolci
- olio di semi per friggere
- zucchero semolato per la finitura
Procedimento
- La base di riso – Cuocere il riso nel latte con un pizzico di sale e la scorza di limone. A fine cottura deve risultare morbido e ben asciutto. Lasciar raffreddare.
- L’impasto – Aggiungere al riso le uova, lo zucchero, la farina e il lievito. Amalgamare fino a ottenere un composto denso e omogeneo.
- La frittura – Scaldare abbondante olio in una padella e friggere il composto a cucchiaiate, fino a quando le frittelle saranno gonfie e dorate.
- La finitura – Scolare su carta assorbente e rotolare nello zucchero semolato ancora calde.
Varianti
- Alcune versioni aggiungono uvetta ammollata o un tocco di liquore (anice, rum o sambuca) per aromatizzare.
- Tradizionalmente venivano preparate in grandi quantità per essere condivise durante le feste di paese.
Le frittelle di riso sono simbolo di allegria e convivialità: un piatto povero che celebra il Carnevale con semplicità e dolcezza. A Santo Stefano di Magra continuano a essere preparate nelle case e nelle sagre, mantenendo vivo un legame con le tradizioni più antiche.
Spongata della Val di Magra

La Spongata è uno dei dolci più antichi e rappresentativi della Val di Magra, diffuso tra Liguria, Lunigiana e l’Emilia occidentale. A Santo Stefano di Magra, come nei borghi vicini, la spongata è soprattutto il dolce di Natale, preparato in casa dalle famiglie o acquistato nelle pasticcerie locali per essere regalato e condiviso.
Il suo nome deriva dal termine “sponga”, cioè spugna, con riferimento alla superficie leggermente irregolare e gonfia che assume dopo la cottura.
Ingredienti principali
- Pasta frolla sottile (a base di farina, burro, zucchero e uova)
- Ripieno ricco e speziato, composto da:
- miele
- frutta secca (noci, nocciole, mandorle)
- pinoli
- fichi secchi e uvetta
- canditi
- pangrattato
- spezie (cannella, noce moscata, chiodi di garofano)
Preparazione tradizionale
- Il ripieno – Scaldare il miele e mescolarlo con pangrattato, frutta secca tritata, canditi e spezie. Far riposare il composto per almeno 24 ore, in modo che i sapori si amalgamino.
- L’involucro – Stendere due sfoglie sottili di pasta frolla: una fungerà da base e l’altra da copertura.
- La farcitura – Distribuire il ripieno sulla base, coprire con la seconda sfoglia e sigillare bene i bordi.
- La cottura – Cuocere in forno a 180°C fino a leggera doratura. Dopo la cottura, spolverizzare con zucchero a velo.
- Il riposo – La spongata è ancora più buona se lasciata riposare alcuni giorni, durante i quali il ripieno si insaporisce ulteriormente.
La spongata non è solo un dolce, ma un rituale familiare: la preparazione collettiva, le ricette custodite gelosamente, il profumo di spezie che invade le case durante le feste. A Santo Stefano di Magra rappresenta l’incontro tra culture e saperi, lungo quella terra di confine che è la Val di Magra. Oggi resta un dono prezioso e un segno di ospitalità, capace di raccontare – con ogni fetta – secoli di storia e tradizioni.
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